Il primo gennaio 2008 sono andato a studiare a Seattle; il primo aprile sono tornato in Italia. Ho raccolto in questo blog tre mesi di impressioni sull'esperienza estera, oltre a un certo numero di altri parti e aborti del mio cervello e di altri organi. Ora lo scambio è finito, ma c'è ancora tanto da conoscere, da viaggiare - e da scrivere.
Non si aspetti, chi leggerà questo saggio, di trovarvi il benché sfilacciato brandello di una opinione: l'autore ritiene le opinioni una degenerazione giornalistica, volta a introdurre nella polis divinità che dovrebbero rimanere appannaggio del pollaio. La polis, infatti, è comunità; il pollaio, al massimo, società: e non può certo dirsi la seconda un miglioramento della prima, facendo gli uomini uguali di fronte alla legge anziché uguali alla legge, con l'effetto di renderli diversi fra loro, poi ché la legge corrisponde per il singolo al proprio astratto prossimo, ossia al limite civile/politico della propria libertà.
Una seconda prova:
Non si aspetti, chi leggerà questo saggio, di trovarvi il benché sfilacciato brandello di una opinione: l'autore ritiene le opinioni una degenerazione giornalistica, volta a introdurre nella polis divinità che dovrebbero rimanere appannaggio del pollaio. La polis, infatti, è comunità; il pollaio, al massimo, società: e non può certo dirsi la seconda un miglioramento della prima, facendo gli uomini uguali di fronte alla legge anziché uguali alla legge, con l'effetto di renderli diversi fra loro, poi ché la legge corrisponde per il singolo al proprio astratto prossimo, ossia al limite civile/politico della propria libertà.
Fra le cose che non ho mai capito, ce ne sono un paio che mi sovvengono ora:
1) la gente che s'incazza quando gli scrivono col dito "LAVAMI" sul vetro zozzo dell'auto;
2) la gente che scrive "LAVAMI" sui vetri zozzi delle auto: si raschia quella merda impastata di moscerini morti, polvere, pioggia e smog col dito... poi che fa, si scrive "LAVAMI" addosso?
Sono solamente al secondo giorno di servizio presso il Centro di Ricerca Foucault (CRF, d'ora in poi) e già mi devo correggere, rispetto a ieri: non tutti i candidati sono intrinsecamente banali come credevo. Oggi me ne sono passati fra le mani tre, e ciascuno di loro aveva un disturbo della personalità o del comportamento - o un misto dei due - assolutamente unico e peculiare, probabilmente irripetibile.
Siccome a me queste persone davano sui nervi, d'altronde, perché si vantavano dei propri handicap anziché darmi a vedere in alcun modo che stessero superandoli o imparando a conviverci, ho deciso di adottare con loro la mia collaudatissima tattica di mortificazione. Questa consiste nel trarre rapide conclusioni in termini concreti a partire dalle caratteristiche astratte che il candidato mi descrive di sé - e per quanto inconsuete, talvolta stupefacenti, iniziare con "Quindi lei è la classica persona che".
È come uno stiletto: li uccide, abbassano la cresta in un secondo.
Sono finalmente entrato a far parte del Collegio di Selezione delle Eccezionalità, presso il Centro di Ricerca Foucault; oggi ho dovuto vagliare i miei primi candidati. Spero di non essere troppo severo nei giudizi, ma davvero ho l'impressione globale di una banalità generalizzata, alla quale ciascuno di questi ragazzi crede di poter sfuggire con un qualche talentucolo o talento o persino col talentucolo di qualcun altro, cui s'ispira.
Tu cosa sei? Umano? Già visto; avanti il prossimo.
Mi mancano i bei tempi a Versailles in cui non si faceva un cazzo, e si dipingeva si scriveva si cantava si trombava si beveva si giocava, tutto a spese del Re Sole, che credeva di farci un torto sottraendoci al potere: sottraendoci alla responsabilità!
Nella lista dei blog più aggiornati di Splinder, in questo momento, compaiono in rapida successione "Diciamoci la verità", "Carina la poesia", "...ma ora basta".
È profondamente diseducativo, nei confronti di se stessi e di chi legge, tenere un blog in cui raccontare i fatti propri: la tendenza antropologica, tutto sommato, è la stessa dei programmi di Maria De Filippi - "mettersi in piazza" - ma senza neppure l'obiettivo dei soldi o della fama a rendere più autonomo un gesto tanto desolante, che al livello del singolo diventa pura omologazione, abbandono ottuso ed impotente ai flutti dei nostri tempi.
Non reggono, evidentemente, giustificazioni come "non racconto davvero tutto" o "non penso a chi mi legge": al contrario, escludere la quotidianità dai propri racconti contribuisce a creare nel lettore (quello debole, ingenuo o in formazione, cui qui m'interesso; quelli adulti sapranno badare a se stessi) l'impressione che le vite altrui siano sempre più piene, più interessanti, più imprevedibili della propria, la quale per conseguenza s'infetta del germe della Noia; e se chi scrive non pensa ai propri lettori, dimentica di svelare le proprie finzioni. Lo dimentica in totale libertà creativa e personale, di fronte all'alternativa di toni pedanti e dichiarazioni stucchevoli, ma il danno è fatto.
Ci resta l'ipocrisia di continuare a farlo fingendo di non saperlo.
L'altro ieri mio nonno ha compiuto 90 anni: così, per non farlo sentire inferiore a Nelson Mandela, gli abbiamo organizzato un concerto a Hyde Park, nel mezzo di Londra; se non ne avete saputo nulla è stato solo perché abbiamo avuto la decenza e la riservatezza di non cederne i diritti di trasmissione a Mtv. (Sul canale satellitare E!, in compenso, ci hanno dedicato un servizio. Su Kate Moss, "con stima".)
Mio nonno e Nelson Mandela, in effetti, hanno davvero un sacco di cose in comune: entrambi nati nel '18, entrambi ex-prigionieri di guerra in Africa, entrambi apparentemente inerti di fronte alle scandalose violenze del presidente Mugabe nello Zimbabwe; l'unica differenza, chiaramente, è che mio nonno è bianco, Mandela è pralinato.
Ora che ci penso, poi, anch'io potrei avere un sacco di cose in comune con Nelson Mandela: entrambi nati nel '18, entrambi ex-prigionieri di guerra in Africa, entrambi apparentemente inerti di fronte alle scandalose violenze del presidente Mugabe nello Zimbabwe... wow! Perché non provate anche voi? Magari funziona per tutti!
Al concerto c'erano i Tokio Hotel (gruppo prediletto di mio nonno) e poi George Michael, Elton John, Jake Shears e una irrilevante manciata di altre star non omosessuali - o non più, come il cadavere di Freddie Mercury, che però non ha cantato, nonostante i ripetuti inviti e tutte quelle menate sullo spettacolo che deve continuare.
Al tavolo dei parenti, vicino a me, era seduto un signore che non conoscevo, ma che credo sia di recente sopravvissuto a un ictus ("Tanto era già scemo prima", ha commentato mio zio); l'ho capito perché pareva avesse metà del corpo paralizzata, e l'altra metà dedita a mimare "Il paziente inglese" - che è esattamente ciò che ho urlato, indicandolo, appena l'ho visto. Pensavo fossero già cominciati i giochi di gruppo, e sull'onda dell'entusiasmo ho pensato di sfruttare il mio turno per mimare un film più difficile, "Il collezionista di culi" (2002, con Rocco Siffredi), avvalendomi della collaborazione delle mie due cuginette di 4 e 6 anni. Senonché dopo pochissimo la mia performance è stata interrotta, perché lo stesso titolo era già stato mimato, prima che io arrivassi, da padre Vincenzo.
Penserete che io vi abbia raccontato solo balle; ma a parte il fatto che vi sbagliate, pensate piuttosto a queste due cose integralmente vere:
1) quando è stato servito il primo, tutti hanno avuto la pasta; solo al signore seduto accanto a me, quello sopravvissuto all'ictus, è spettata un'ampia scodella di brodo. E un signore seduto di fronte gli fa "beh, ti ci devi lavare la faccia?";
2) sulla torta per mio nonno c'era la riproduzione di una foto in cui lui è accanto al Cardinale Tonini... e se già questo non fosse stato abbastanza, a me è toccato mangiare proprio il pezzo con la faccia di quest'ultimo. Macabro, molto macabro.
3) Mi sono appena accorto di aver lasciato un sacco di spazzatura in macchina da ieri sera, quindi adesso esco; comunque è sempre un piacere tornare a postare.
Come tutti i pretenziosi pseudo-intellettuali, anch'io possiedo un taccuino.
(Esistono, chiaramente, persone che possiedono un taccuino con buona fede e coerenza.
Beh, facciano come vogliono: io ce l'ho perché sono un pretenzioso pseudo-intellettuale.)
Su questo taccuino appunto i pensieri, le battute, le domande che mi sorgono nell'arco della giornata, quando sono distante dal computer o dalla voglia di usarlo. Poi lo rileggo, quando invece vorrei scrivere e non so cosa, ma nel 90% dei casi trovo solo stronzate.
Immagino ve ne accorgiate anche voi.
Voglio dire: a qualcuno davvero interessa se penso di aver fatto vita da studente in questi anni di calcetto, poker, Risiko, esami, aperitivi e certificazioni?
Se riesco a separare la percezione che ho di una persona quando è sobria da quella che ne ho quand'è ubriaca - e cosa ciò implichi?
Se vivo in modo curioso e problematico un litigio fra due persone che mi sono ugualmente amiche, perché istintivamente non mi verrebbe da schierarmi con nessuno?
O se punto a saperne sempre di meno su tutto, e sempre di più sul tutto? (un post così dovete davvero ringraziare che ve l'ho risparmiato, non se ne sentiva proprio la mancanza)
Secondo me comunque la risposta al quesito di partenza è no, non interessa a nessuno; in ogni caso, siccome sono generoso, seguono qui sotto accenni di approfondimenti per interessati - dopo un breve break animato, divertentissimo.
No, penso di aver fatto vita da ufficio, da impiegato con colleghi.
No, serbo comunque rancore per le stronzate che uno ha fatto.
Beh, lì il punto focale è che spero abbiano litigato per avere me, però mi dispiace.
Claudio e Gerardo, assieme, sono una specie di fucina di leggende universitarie: cominciano a dire cazzate su professori, compagni di corso, bidelli o impiegati, e nel giro di venti minuti si creano epopee tolkieniane con decine di comprimari, fazioni opposte, amori, odi, dispetti, tradimenti e scontri politici intestini alla Bocconi; sorgono aneddoti e soprannomi, per non parlare dei giudizi insindacabili e imperituri sulla moralità delle ignare persone coinvolte, segnate a vita.
Al primo anno, per esempio, chi si è preoccupato di approfondire la conoscenza del nostro compagno di corso cui era spettato il famigerato soprannome di MERDON? E chi ha saputo più resistere da allora alla concezione degli istituti di ricerca come casate cavalleresche millenarie, ognuna con una sua etica, una precisa sfera d'influenza politica e tradizioni consolidate? Per non parlare delle congetture su quelli appena appena fuori dal giro più stretto di amici, che non sanno di avere una vita parallela.
Tu magari arrivi che quei due hanno già cominciato a parlare da un po', e credi pure che quella roba sia vera; c'è stato chi è rimasto molto confuso, alle volte. Eheh.
Ma la parte più divertente è che il professore con cui sto facendo la tesi, ai tempi dell'università, avrebbe messo un pugno nel culo del direttore dell'ISU.
Siamo forse dieci persone nell'aula d'informatica dell'università, in questo momento, e almeno in quattro stiamo stampando ricevute di pagamento per biglietti aerei.
Ogni volta che torno a casa - per quello che vuol dire "casa", da qualche anno a questa parte - ho un problema nuovo da sottoporre ai miei più cari amici: un punto di stallo raggiunto, un dubbio esistenziale, una brutta situazione personale... e allora ritrovo la mia faccia grave ma speranzosa, e per una serata chiedo loro di appartarci e discutere della cosa, con tanta sincerità e tanto maligno cinismo quanto ne sapremmo usare per discutere di problemi altrui.
I miei amici, evidentemente, sono amici perché sanno quanto sono pesante.
Da loro - infatti - pretendo risposte, perché io possa almeno vedere l'astratta possibilità di essere determinati su certe questioni; pretendo sincerità e totale dedizione alla causa per un po'. Di certo non pretendo la risposta "giusta" o definitiva, che probabilmente non mi servirebbe neppure.
A proposito: se leggete, preparatevi; quest'estate si ricomincia.