Seattle is burning

Questo blog non c'entra niente con il grunge, se ve lo siete chiesto.
Ho passato l'inverno studiando a Seattle, quest'anno; l'esperienza mi ha segnato profondamente. Ora sono in cerca di lavoro a Melbourne, Australia... staremo a vedere che succede.
giovedì, 11 dicembre 2008

Ho un messaggio molto importante per mia madre

Stasera non torno a casa per cena.
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giovedì, 11 dicembre 2008

Che aspettano a restaurare la Gioconda, se è lisa?

Ho finalmente letto Il Codice Da Vinci. La storia è scontatissima, i dati storici e artistici sono molto poco riscontrabili, ma almeno adesso quando bestemmio mi ricordo sempre di includere Maria Maddalena.
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categoria: varie, pensieri, diario, arte

domenica, 07 dicembre 2008

Alla perdita del tempo ricercato

Siamo già a dicembre, non riesco a crederci. Per l'occasione, tiro fuori dal cassetto una poesia con cui da bambino avevo vinto un premio nel concorso "Lettera al detenuto"; lungo e diritto correva l'anno millenovecentonovanta e qualcosa (tipo cinque, facevo la quarta elementare) / dicembre, veloce, correva.


Caro detenuto
È quasi Natale, festa dei buoni
regalo da trentamila lire a Videomusic,
festa di luce, pace, amore
di amici, di donna o albergo a ore;
tu e i tuoi compari invece chiusi
ad ammazzarvi di tremoni.
Ho visto American History X
e il nostro carcere è a Villa Stanazzo,
ma non rimerò sulla questione.
Però dimmi, ti hanno fatto culattone?
T'immagino fumare in uno spiazzo,
mentre noi aspettiamo il giorno X:
per Natale vorresti l'amnistia,
poter pranzare con la tua famiglia
e soprattutto con tua figlia
che non lo sai, ma ha la leucemia.
Ora vado che ho da fare:
tanti auguri e cose care!


Da bambino vedevo un po' le cose in bianco e nero, lo riconosco. Se ho vinto il concorso, d'altronde, sarà perché pure i carcerati le vedono a scacchi.
L'atmosfera natalizia, comunque, comincia a sentirsi anche qui: le strade e i negozi si vestono di decorazioni e luminarie, i marciapiedi si popolano di artisti di strada generalmente incapaci, mentre ai semafori si incontrano i soliti rapinatori di Amnesty International e Greenpeace ("o ci dai i soldi o il pianeta è morto!", "o la borsa o i diritti dell'uomo!"). Ah, noto con piacere che ci sono anche i caldarrostai... CON 30 GRADI ALL'OMBRA?! Ma come gli viene in mente? Facevano prima a vendersi la biancheria usata.
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categoria: varie, pensieri, poesia, diario, australia

domenica, 07 dicembre 2008

Sotto il circenses, niente

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domenica, 07 dicembre 2008

Olindo Guerrini, Postuma/VII

E pur mi sento nel cervello anch’io
Qualche cosa che vive e che lavora,
E pur quest’aura che il mio volto sfiora
L’alito par dell’agitante Iddio!

Talor cedendo a’ sogni miei m’avvio
Pe’ floridi sentier che il mondo ignora;
Salgono i canti alle mie labbra allora
E spero e credo nell’ingegno mio.

Ma quando il dubbio mi risveglia, quando
Via per la nebbia del mattin tranquille
Sfuman le larve che seguii sognando,

Colle man mi fo velo alle pupille
E mi guardo nel core e mi domando:
Sono un poeta o sono un imbecille?


frost
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domenica, 07 dicembre 2008

Peccato esser già cresciuti

Se nei porno i personaggi si dicessero quattro cose in più, sarebbero strumenti didattici perfetti per insegnare l'inglese ai bambini: trama semplice, personaggi ripetitivi, messaggi di integrazione razziale, e alla fine vivono sempre tutti felici e contenti.
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sabato, 06 dicembre 2008

Ransom literature, random photo

Il grosso problema dei libri di Dan Brown
è che si basano su cose vere, che si basano su cose false.

(Nicola Salerno, Il Calore)


Leggere un romanzo ogni due anni ha i suoi lati positivi. Nei lunghi periodi di astinenza macero rispetto per persone capaci di scrivere centinaia di pagine mettendo assieme in modo coerente personaggi, eventi, luoghi e pensieri, per giunta con uno stile sufficientemente interessante da tenere qualcuno incollato al libro. Poi finalmente leggo un qualche acclamato best-seller, e la sensazione di banalità patente è tanto forte che mi riprometto di leggere come minimo Omero, la prossima volta.
Magari dipende solo dal fatto che assieme al rispetto macero aspettative troppo alte, ma a voi non prende una stretta allo stomaco, quando cominciate a leggere un romanzo ed è scritto al passato remoto? Quando il narratore fa le digressioni, poi finisce e i personaggi stanno ancora lì fermi ad aspettare lui? Quando le descrizioni ci sono tanto per mettere un segno di spunta vicino alla voce corrispondente, nel manuale di come scrivere una storia?
Guardate avanti, scrivete al futuro! I thriller, soprattutto: se li scrivi al passato chi legge si tranquillizza, perché comunque tutto è già successo nel momento in cui lo viene a sapere. Provate a scrivere un thriller al futuro anteriore, piuttosto: suonerà come una profezia, la gente si cacherà sotto per decenni a ripensarci!

Davvero, la prossima volta che vado in biblioteca prendo Shakespeare. Ci metterò due anni per leggerlo in inglese e capirci qualcosa, ma sarà tempo speso meglio.
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venerdì, 05 dicembre 2008

Un paese nuovo

- Non è permesso fumare qui, sono 500 dollari di multa.
- Ma io non lo sapevo!
- Ignorantia legis non excusat.
- Non sapevo neppure quello!

roskilde
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giovedì, 04 dicembre 2008

La scoperta dell'acqua calda

Ho passato ventidue anni della mia vita a lavarmi la faccia al mattino con l'acqua fredda nella convinzione che risvegliasse, che temprasse o chissà quale altra cazzata.
Due settimane fa mi sono accorto che se mi lavo la faccia con l'acqua calda mi sento molto meglio: più pulito, più sveglio, più confortevolmente vivo.

Sempre due settimane fa, ma non c'entra niente, ho scoperto che per il cibo asiatico non valgono assolutamente le regole di bon ton valide in Occidente: puoi tranquillamente rovesciare il the sul tavolo mentre lo versi, succhiare rumorosamente i noodles, prendere il cibo con le mani e dare pacche sul culo della cameriera.
Conto sulla globalizzazione dei costumi perché entro la fine dei tempi si integrino i vantaggi nel mangiare propri di ciascuna cultura, e a tavola si possa fare i porci per bene.
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categoria: varie, pensieri, diario, cibo, culture, futuro

giovedì, 04 dicembre 2008

Sicuramente mi sbaglio

Explorer è una merda e Firefox non mi funziona. Qui attorno nessuno ha bisogno di una mano in negozio, dai benzinai ai supermercati ai laboratori fotografici. Non riesco a staccarmi da Facebook, e tuttavia non rispondo ai messaggi. Devo tagliarmi i capelli, ma poi si vede che mi sto a scoppà. Devo comprare un paio di lacci nuovi, altrimenti domani al colloquio con la SBS mi presento con le infradito. Milano ha le zanzare ma l'Australia è piena di mosche, e nei prossimi mesi sarà sempre peggio.
Dove andremo a finire?

(Come se non fossi già abbastanza lontano.)
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giovedì, 04 dicembre 2008

A voi le conclusioni

L'ozio è il padre dei vizi; il vizio caratteristico di questi tempi è l'iperattività.

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mercoledì, 03 dicembre 2008

Ornitologia per principianti

Certo che gli uccelli sono scemi: cazzo migrano a sud tutti gli anni, per poi ritornare a nord? Non potrebbero starsene sempre dalle parti dell'Equatore?

oslo
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martedì, 02 dicembre 2008

Ricapitoliamo (di fronte alle ridifficoltà)

- Ho recuperato l'agendina, per un totale due piccioni con una fava: averla persa - l'agendina, non la fava - mi ha offerto ieri lo spunto per aspergere livore su quelli con la moleskine, il che mi ha fatto dormire molto meglio; in più, alla fine sono comunque rientrato in possesso dei miei pensieri - delle mie stesse facoltà mentali, direi.
- Ho trovato un po' di annunci di lavoro: domani chiamo e vedo che si può fare.
- Ho fatto la copia delle chiavi, spendendo 9 dollari per non rischiarne 100.
- Ho scattato un rullino di foto in giro per Lonsdale, Spring e Flinders street: prima o poi magari le sviluppo anche, così scopro se ho effettivamente intuito come funziona il flash. Ho persino attirato le attenzioni di un uomo della sicurezza, quando mi ha visto nascosto dietro una statua a fotografare un palazzo governativo, e hai voglia a tentare di spiegarli che no il palazzo era fuori fuoco non sapevo neppure cosa fosse stavo fotografando il piede della statua perché aveva una ragnatela sotto ma l'Australia è un Paese nuovo e quindi l'idea era che qui si facessero statue a gente che schiaccia ragnatele in senso simbolico... mi sono sentito un coglione.
- Ho mangiato sushi con Francesca: lei è in Australia da quattro mesi, e sostiene "qui si sta generalmente meglio che in Italia, ma almeno lì la gente non si ubriaca in modo molesto e sistematico"; io ho obiettato "è solo che non lo conosci, studia giurisprudenza".
- Ho scoperto che l'uomo alto, calvo, massiccio, inespressivo e con la voce flebile - cui io continuavo a riferirmi chiamandolo "quello con la faccia e i modi del maniaco che carica prostitute in auto e poi le fa a pezzi con l'accetta per surgelarle" - ha in realtà una moto. Si chiama David.
- Ho letto un altro paio di racconti da "Il contrario di uno", di Erri De Luca: è riuscito a conquistarmi a pagina 50, quando racconta di come ha infilzato al volo il tendine di uno di vent'anni più giovane con un coltello, mentre si battevano sull'orlo di un precipizio. Ed era il racconto di una passeggiata in montagna. Napoletano spaccone.
Delle 49 pagine precedenti mi aveva molto infastidito la quantità assolutamente scostumata di metafore e similitudini, per non parlare della disprezzabilissima tendenza a scrivere sempre come se si fosse in punto di morte. È questo il meglio che sai fare per attirare la mia attenzione? Allora io chiudo il libro, così nella mia mente rimarrai per sempre agonizzante.
- Ho fatto una lista, in questo post, anziché mettere tutto assieme in un discorso unico, perché non si sa mai che passi di qui un lettore del fotolog di fotolorenza: non vorrei che si impressionasse.
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lunedì, 01 dicembre 2008

Hotel Kensington

Oggi pomeriggio sono andato a prendermi un espresso al sapore di acido gastrico vicino Kensington, e in questa specie di edicola senza una parete dove ho sorseggiato (in piedi) quel sudore di palle, mi sono dimenticato l'agendina con gli appunti. Qualcuno direbbe "la moleskine", qualcuno direbbe "PORCA MADONNA HO PERSO GLI APPUNTI STRACRISTO".
In effetti, è (era...) una moleskine, ma non volevo che lo sapeste: giuro che non l'ho comprata, me l'hanno regalata. Io non sono uno di quegli stronzi che girano con la moleskine il tascapane l'eskimo la barbetta la montatura spessa e le spille per tenere tutto assieme. Io sono uno di quegli stronzi che invidiano la brillante capacità altrui di trovarsi dei riferimenti estetici chiari, per quanto omologati e omologanti.
In compenso, stasera ho approfittato del mio primo momento di convivialità con alcuni dei ragazzi che vivono con me per scattare un po' di foto e cominciare a conoscerli. Innanzitutto, i nomi: mi avevano già detto i loro nomi sei volte, eppure ancora non li ricordavo. Adesso li trascrivo anche qua, così se ho bisogno li ritrovo.
C'è Luvna, la ragazza che viene dalle Isole Mauritius; c'è Patrick, ragazzetto di Darwin ricco di tic e sempre pronto a precisare qualcosa che tu avevi volutamente sorvolato;  c'è Justin, il tipo che l'altro giorno mi era sembrato loschissimo perché riassume in sé gel, fisico da spiaggia, cura nel vestire e una qualche sorta di ossessione per le monetine, che tiene accumulate sul tavolino in camera sua. Infine c'è il coreano che è stato per sei mesi in ostello prima di trovare una sistemazione e che non ho ben capito se ha davvero due figli, che si chiama INCU.

È stato molto importante riuscire a non ridergli in faccia, quando me l'ha detto.
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domenica, 30 novembre 2008

Giro, conosco, faccio cose

Non tutte le giornate possono essere produttive di risultati: quella di oggi, ad esempio, è stata produttiva di possibilità. Sembra un modo come un altro per dire che non ho fatto niente, invece è un modo molto particolare.
Se poi siete fissati con le liste, maledetti stracciapalle, ho fatto esattamente ciò che mi ero prefisso: cacare piccante dopo aver mangiato indiano. Rinvio invece a dopodomani "cacarsi in mano e fare l'indiano" (indiano d'America, in questo caso).
In più ho raccolto otto chili di volantini, girato negozi, fatto domande e assistito allo spettacolo di un artista di strada. Ho anche visto un cartello fonte di infinito divertimento, ma preferisco fotografarlo più che parlarne.
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